Quando un termosifone fa rumori d’acqua, resta freddo nella parte alta o scalda in modo irregolare, spesso il problema è l’aria intrappolata nel circuito. Capire quando spurgare i termosifoni permette di intervenire nel momento giusto: chiarisco il periodo migliore, i segnali da non ignorare, la procedura sicura e il controllo della pressione, distinguendo tra impianto autonomo e centralizzato.
Il momento ideale è prima della prima accensione stagionale
- Periodo consigliato: tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, prima di riaccendere il riscaldamento.
- Impianto freddo: caldaia e termosifoni devono essere spenti e completamente raffreddati.
- Segnali evidenti: gorgoglii, parte alta fredda, calore irregolare e consumi insoliti indicano possibile presenza d’aria.
- Dopo lo spurgo: nell’impianto autonomo bisogna controllare la pressione, di solito tra 1 e 1,5 bar a freddo.
- Se il problema ritorna: aria frequente, perdite o pressione instabile richiedono il controllo di un tecnico.
Il momento migliore è prima della prima accensione
La finestra più pratica è poco prima dell’avvio stagionale, quando il riscaldamento è rimasto fermo per mesi. Durante l’estate possono formarsi sacche d’aria nei tubi e nei radiatori, soprattutto nei punti più alti dell’impianto. Sfiatare in autunno consente di partire con una distribuzione del calore più uniforme.
Non serve fissare una data uguale per tutta Italia. In una casa del Nord l’operazione può essere utile già a settembre, mentre in una zona più mite può bastare ottobre o novembre. La regola che seguo è semplice: intervenire prima della prima accensione continuativa, non quando i termosifoni sono già caldi e l’abitazione è fredda.
In condizioni normali è sufficiente farlo una volta all’anno. Va però ripetuto dopo lavori sull’impianto, sostituzioni di radiatori, svuotamenti parziali o rabbocchi d’acqua. Se l’aria ricompare dopo pochi giorni, non lo considero più un normale intervento stagionale: può esserci una perdita o un’anomalia nel circuito.
I segnali che indicano la presenza di aria
Il sintomo più riconoscibile è il termosifone freddo nella parte superiore e caldo in quella inferiore. L’acqua calda non riesce a riempire bene il radiatore perché una bolla d’aria occupa spazio e ostacola la circolazione. Anche un riscaldamento lento o a zone può avere la stessa origine.
I rumori aiutano a capire il problema. Gorgoglii, piccoli colpi e il suono dell’acqua che scorre sono segnali tipici, soprattutto all’accensione o quando la pompa entra in funzione. In questi casi spurgare può migliorare il comfort e ridurre il tempo necessario per portare la stanza alla temperatura desiderata.
| Comportamento del termosifone | Possibile causa | Prima verifica |
|---|---|---|
| Freddo sopra e caldo sotto | Aria nel radiatore | Eseguire lo sfiato a impianto freddo |
| Freddo sotto e caldo sopra | Possibili fanghi o scarsa circolazione | Non insistere con lo spurgo, valutare un controllo tecnico |
| Caldo solo vicino alla valvola | Valvola bloccata o portata insufficiente | Verificare la valvola e il detentore |
| Rumore continuo dopo lo sfiato | Aria nel circuito, pressione errata o pompa da controllare | Controllare il manometro e chiamare un tecnico se il rumore persiste |
Questa distinzione è importante perché lo spurgo elimina l’aria, non i depositi. Se il radiatore è freddo nella parte bassa, aprire ripetutamente la valvolina difficilmente risolverà il problema e può far perdere pressione all’impianto.

Come spurgare i termosifoni senza rischi
Prima di iniziare, spengo la caldaia e il riscaldamento. Aspetto almeno un’ora se l’impianto era in funzione, ma preferisco lavorare quando radiatori e acqua sono completamente freddi. L’acqua calda può ustionare e, in più, un impianto in funzione rende più difficile capire quando l’aria è uscita.
- Porto le valvole termostatiche nella posizione più aperta.
- Metto un panno e un piccolo contenitore sotto la valvola di sfiato.
- Inserisco la chiave adatta e apro lentamente, senza svitare del tutto la valvolina.
- Lascio uscire l’aria finché il sibilo termina e compare un flusso d’acqua regolare.
- Chiudo subito la valvola senza stringere con forza eccessiva.
- Ripeto l’operazione su tutti i radiatori.
In una casa su più livelli parto generalmente dai radiatori più bassi e concludo da quelli più alti, dove l’aria tende ad accumularsi. Non forzo mai una valvola bloccata e non uso pinze improvvisate: una valvolina danneggiata può iniziare a perdere e trasformare una manutenzione di pochi minuti in una riparazione.
Dopo lo spurgo controllo di nuovo ogni termosifone. Se la parte alta si scalda in modo uniforme e non si sentono più gorgoglii, il lavoro è riuscito. Se invece esce subito molta acqua senza aria, chiudo la valvola e passo al controllo della pressione.
La pressione cambia tra impianto autonomo e centralizzato
Negli impianti autonomi lo sfiato può far scendere la pressione della caldaia. A impianto freddo, il valore abituale è spesso compreso tra 1 e 1,5 bar, ma il manuale del proprio apparecchio resta il riferimento più affidabile. Se il valore è troppo basso, si può usare il rubinetto di carico seguendo le istruzioni della caldaia e richiudendolo appena raggiunto il livello corretto.
Non aggiungo acqua “per sicurezza” e non porto la pressione al massimo. Un rabbocco eccessivo può causare aumenti anomali quando l’acqua si scalda. Se il manometro scende di nuovo rapidamente, il problema non è lo spurgo in sé, ma probabilmente una perdita, una valvola difettosa o un vaso di espansione da verificare.
| Tipo di impianto | Cosa può fare il proprietario | Quando chiedere assistenza |
|---|---|---|
| Autonomo | Sfiatare i radiatori freddi e controllare il manometro | Pressione instabile, perdite o blocchi della caldaia |
| Centralizzato | Sfiatare solo se previsto dal regolamento e con impianto fermo | Pressione generale, rumori nelle colonne o radiatori freddi in più appartamenti |
Con il riscaldamento centralizzato non intervengo sul rabbocco della caldaia condominiale. Se più radiatori o più abitazioni presentano lo stesso difetto, è più probabile un problema della centrale, delle colonne o della circolazione generale. In quel caso bisogna avvisare l’amministratore o il manutentore.
Quando lo spurgo non basta
Il termine “spurgo” viene spesso usato per indicare lo sfiato dell’aria, ma non è la stessa cosa del lavaggio dell’impianto. Il lavaggio serve a rimuovere fanghi e impurità dal circuito e richiede attrezzature, prodotti e valutazioni diverse. Non lo improvviso aprendo la valvola del termosifone.
Chiamo un tecnico se la valvola perde, se non si riesce a richiuderla, se il radiatore rimane freddo dopo più tentativi o se la pressione cala frequentemente. Lo stesso vale per i rumori che continuano nonostante l’assenza di aria: possono dipendere da pompa, valvole termostatiche, squilibri del circuito o circolazione insufficiente.
Un altro errore comune è confondere un radiatore freddo con un guasto della caldaia. Prima osservo se il problema riguarda un solo elemento o tutta la casa. Un solo termosifone freddo fa pensare a valvola, aria o deposito locale; più radiatori freddi contemporaneamente richiedono una verifica dell’impianto complessivo.
Una routine semplice per partire con il calore già pronto
La manutenzione più efficace non richiede interventi frequenti. A fine estate pulisco la polvere, controllo visivamente valvole e raccordi, poi sfiato i radiatori freddi prima di avviare il riscaldamento. In un impianto autonomo verifico anche la pressione e osservo il manometro dopo le prime ore di funzionamento.
Durante l’inverno non aspetto necessariamente la stagione successiva se compaiono gorgoglii o zone fredde. Intervengo però sempre a impianto spento e senza forzare i componenti. Se l’aria ritorna spesso, il gesto corretto non è continuare a spurgare, ma cercare la causa a monte.
In breve, il momento migliore è prima della prima accensione stagionale, con il circuito freddo. Un controllo annuale ben fatto migliora l’uniformità del calore, mentre i problemi ricorrenti segnalano che serve una diagnosi più completa dell’impianto.