Sfiatare i termosifoni senza errori e controllare la pressione

Dino Caputo .

3 giugno 2026

Mani guantate raccolgono acqua da un bicchiere mentre si impara come sfiatare i termosifoni, liberando l'aria intrappolata.

Quando un radiatore resta freddo in alto, gorgoglia o scalda in modo irregolare, quasi sempre il problema non è “la stagione” ma l’aria nel circuito. In questa guida trovi come intervenire in modo sicuro, con gli attrezzi giusti, senza sporcare casa e senza peggiorare la pressione dell’impianto. Ti spiego anche come leggere il manometro, quando lo sfiato basta davvero e quando invece è il caso di fermarsi.

Lo sfiato serve a far tornare il circuito a circolare bene e a scaldare in modo uniforme

  • Fallo a impianto spento e termosifoni freddi, idealmente dopo aver atteso almeno un’ora.
  • Ti servono una chiavetta di sfiato, un panno e una bacinella o un secchio basso.
  • Apri la valvolina con cautela: basta poco, spesso un quarto o mezzo giro.
  • Chiudi quando esce acqua continua, senza bolle d’aria.
  • Dopo lo spurgo controlla la pressione: in molti impianti domestici il valore utile è intorno a 1-1,5 bar a freddo, ma conta sempre il libretto della caldaia.
  • Se l’aria torna spesso, non è più un semplice fastidio: può esserci una microperdita o un problema più serio nell’impianto.

Perché l’aria nei radiatori si nota subito

L’aria nel circuito del riscaldamento non è un dettaglio: interrompe la circolazione dell’acqua e fa lavorare male il termosifone. Il sintomo più tipico è semplice da riconoscere: parte alta fredda, parte bassa tiepida, oppure rumori di scorrimento, colpi leggeri o piccoli gorgoglii quando l’impianto parte.

Di solito lo noto di più al primo avvio stagionale, dopo un rabbocco d’acqua o quando l’impianto è rimasto fermo a lungo. In quel momento l’aria intrappolata tende a raccogliersi nei punti alti dei radiatori e ostacola lo scambio termico. Il risultato è concreto: la casa si scalda più lentamente e la caldaia può lavorare di più del necessario.

Segnale Cosa indica di solito Come lo leggo nella pratica
Parte alta del radiatore fredda Aria intrappolata Lo spurgo è il primo intervento da fare
Gorgoglii o sibilo Presenza di bolle nel circuito Controllo immediato della valvolina e della pressione
Radiatore caldo solo in alcune zone Circolazione scarsa o fanghi Lo sfiato può aiutare, ma non sempre basta
Pressione che oscilla spesso Impianto da verificare Possibile microperdita o vaso di espansione da controllare

Se riconosci questi segnali, ha senso passare alla procedura vera e propria, senza improvvisare e senza aprire valvole a caso.

Mani che toccano un termosifone bianco, suggerendo come sfiatare i termosifoni per un riscaldamento efficiente.

Come sfiatare i termosifoni in modo pulito e sicuro

Io parto sempre da una regola semplice: prima sicurezza, poi rapidità. Spegni la caldaia, aspetta che i radiatori siano freddi e prepara quello che serve accanto al termosifone. Una chiavetta di sfiato, un panno e una bacinella evitano la maggior parte dei disagi, perché quando esce l’aria spesso segue anche un po’ d’acqua.

  1. Spegnere l’impianto e lasciare raffreddare i radiatori per almeno un’ora.
  2. Aprire completamente la valvola termostatica del termosifone su cui lavori.
  3. Mettere un panno dietro o sotto la valvola e posizionare la bacinella sotto il punto di sfiato.
  4. Inserire la chiavetta nella valvolina superiore e girarla lentamente in senso antiorario.
  5. Lasciare uscire l’aria finché senti il sibilo e poi vedi un flusso regolare d’acqua senza bolle.
  6. Richiudere con delicatezza, senza stringere troppo.
  7. Passare al radiatore successivo e ripetere la procedura solo se necessario.

Il movimento deve essere lieve: di solito basta un quarto o mezzo giro. Se apri troppo, aumenti solo il rischio di schizzi e non ottieni nessun vantaggio in più. E qui vale una piccola osservazione pratica: su impianti semplici la manovra è rapida, ma su case grandi o con più livelli conviene andare con ordine e controllare ogni radiatore uno per uno, senza saltare i passaggi.

Se il tuo impianto ha valvole diverse o un radiatore datato, il principio non cambia: l’aria deve uscire fino a quando arriva acqua continua. Il punto è farlo con calma, non con forza.

Controlla la pressione della caldaia subito dopo

Dopo lo spurgo non chiudo mai il lavoro senza guardare il manometro. È il passaggio che separa un intervento fatto bene da uno che crea nuovi problemi. In molti impianti domestici la pressione corretta a freddo si muove intorno a 1-1,5 bar; in alcuni casi può stare un po’ più in alto, ma il riferimento vero resta sempre il modello della tua caldaia.

Lettura del manometro Come la interpreto Azione pratica
Circa 1-1,5 bar a freddo Valore generalmente corretto Di solito non serve fare altro
Sotto 1 bar Pressione bassa Rabbocco d’acqua dal rubinetto di carico, seguendo il libretto
Sopra 2 bar Pressione alta Rifinire lo sfiato e verificare che il valore torni nella fascia utile

Se la pressione scende troppo dopo aver sfiatato, è normale dover reintegrare un po’ d’acqua. Se invece resta alta o risale in fretta, non forzo la mano: in quel caso il problema non è più il singolo radiatore, ma l’equilibrio dell’impianto. È proprio qui che lo spurgo smette di essere una manutenzione ordinaria e diventa un campanello d’allarme.

Quando il problema non è più solo aria

Ci sono casi in cui sfiatare aiuta solo per qualche giorno o per nulla. È importante riconoscerli, perché continuare a ripetere l’operazione senza capire la causa fa perdere tempo e può mascherare un difetto più serio.

  • Se lo stesso radiatore torna freddo dopo poco, sospetto una microperdita o un accumulo di fanghi nel circuito.
  • Se la pressione cala spesso senza una ragione visibile, c’è probabilmente una perdita nascosta o un componente da controllare.
  • Se senti rumori metallici, colpi secchi o vibrazioni insolite, il problema può riguardare anche pompa, valvole o circolazione generale.
  • Se solo alcuni termosifoni si scaldano bene e altri no, l’impianto può essere sbilanciato e non basta aprire una valvolina.
  • Se la caldaia va in blocco dopo ogni piccolo calo o aumento di pressione, serve una verifica tecnica più approfondita.

Qui mi fermo volentieri prima di peggiorare la situazione. Le guide dei produttori, infatti, sono molto chiare su un punto: se dopo lo sfiato la pressione non rientra o il problema si ripete in breve tempo, è il momento di chiamare un tecnico qualificato. È la scelta più sensata, non quella più prudente in astratto.

Con i radiatori vecchi conviene essere ancora più cauti

Nei termosifoni in ghisa o nei modelli molto datati la valvola di sfiato può non esserci, oppure può essere bloccata dal calcare. In questi casi non mi piace vedere forzature: il rischio di rompere un dado o danneggiare il raccordo è reale, e spesso costa più della chiamata a un professionista.

Se hai un radiatore senza valvolina classica, la logica è questa:

  • individua il punto superiore del radiatore, dove si accumula l’aria;
  • non usare forza eccessiva sul tappo o sul raccordo;
  • se il pezzo è duro o incrostato, fermati prima di spanare tutto;
  • valuta, se l’impianto lo consente, l’installazione di una valvola moderna alla prima manutenzione utile.

Su questi impianti il fai-da-te va bene solo se il componente si muove senza resistenza anomala. Quando il metallo sembra “incollato”, il problema non è l’aria ma l’età del pezzo. Ed è meglio accettarlo subito.

Gli errori che fanno perdere tempo

Le manovre sbagliate sono quasi sempre le stesse. Le vedo ripetersi perché sembrano innocue, ma in pratica complicano tutto.

  • Sfiatare a impianto caldo: è il modo più rapido per bruciarsi o far schizzare acqua calda.
  • Aprire troppo la valvola: non accelera il lavoro, aumenta solo il rischio di perdite e schizzi.
  • Stringere eccessivamente in chiusura: rovina la valvolina e può creare gocciolamenti.
  • Dimenticare il controllo della pressione: dopo lo spurgo è obbligatorio, non opzionale.
  • Confondere la valvola termostatica con quella di sfiato: sono due elementi diversi e non si usano allo stesso modo.
  • Ripetere lo spurgo ogni poche settimane: se succede, il problema vero è altrove.

La cosa più utile che puoi fare, in realtà, è osservare. Se il radiatore torna uniforme e il manometro resta stabile, hai risolto. Se invece il difetto si ripresenta, smetto di pensare all’aria e inizio a cercare la causa dell’impianto.

Tre controlli che chiudono davvero il lavoro

Quando finisco un intervento del genere, controllo sempre le stesse tre cose: uniformità del calore, pressione corretta e assenza di gocce. Se tutti e tre i punti sono a posto, posso considerare il lavoro chiuso con tranquillità.

  • Tocca la parte alta e quella bassa del radiatore: devono scaldarsi in modo più omogeneo rispetto a prima.
  • Guarda il manometro a impianto freddo e poi dopo il riavvio: se si muove troppo, prendilo come segnale da non ignorare.
  • Controlla la valvolina e il pavimento sotto il termosifone per qualche minuto: le microgocce arrivano spesso dopo la chiusura, non subito.

Se vuoi una regola semplice da tenere a mente, è questa: fai lo spurgo quando senti rumori, quando un radiatore non scalda come gli altri o quando hai riavviato l’impianto dopo mesi di fermo. Poi osserva il comportamento nelle ore successive. È lì che l’impianto ti dice davvero se hai risolto o se serve un controllo più profondo.

Domande frequenti

Di solito l’aria si riconosce perché la parte alta del radiatore resta fredda, mentre quella bassa è tiepida o calda a metà. Sono frequenti anche gorgoglii, sibilo e un riscaldamento irregolare. Se il problema torna spesso o la pressione oscilla, però, può esserci qualcosa di più serio dell’aria nel circuito.
Spegni la caldaia, aspetta che i radiatori siano freddi e prepara chiavetta di sfiato, panno e bacinella. Apri la valvolina con un quarto o mezzo giro, lascia uscire l’aria finché l’acqua esce continua e senza bolle, poi richiudi con delicatezza senza stringere troppo.
Sì, è un passaggio essenziale. In molti impianti domestici la pressione utile a freddo è intorno a 1-1,5 bar, ma il riferimento vero resta il libretto della caldaia. Se scende sotto 1 bar, va rabboccata seguendo le istruzioni; se sale troppo, conviene fermarsi e verificare l’impianto.
Se lo stesso radiatore torna freddo dopo poco, se la pressione cala spesso, se senti colpi metallici o se solo alcuni termosifoni scaldano bene, il problema probabilmente non è più solo aria. In questi casi possono esserci microperdite, fanghi nel circuito, una pompa da controllare o un impianto sbilanciato.
Nei modelli datati la valvola di sfiato può mancare oppure essere bloccata dal calcare. Se senti resistenza anomala, non forzare il tappo o il raccordo: rischi di rompere il pezzo. In questi casi è meglio fermarsi e valutare una soluzione più adatta con un professionista.
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Autor Dino Caputo
Dino Caputo
Mi chiamo Dino Caputo e ho sei anni di esperienza nel campo delle ristrutturazioni e della manutenzione della casa. La mia passione per questo settore è nata fin da giovane, quando ho iniziato a lavorare con mio padre in progetti di ristrutturazione. Da allora, ho approfondito le mie conoscenze e ho sviluppato un forte interesse per le tecniche innovative e le tendenze del design. Nel mio lavoro, mi dedico a semplificare argomenti complessi e a fornire informazioni utili e aggiornate. Mi piace aiutare le persone a comprendere le varie fasi di un progetto di ristrutturazione, dalle idee iniziali fino alla realizzazione finale. Credo fermamente nell'importanza di verificare le fonti e confrontare le informazioni per garantire che ciò che condivido sia accurato e facilmente comprensibile. La mia missione è rendere accessibili le conoscenze necessarie per affrontare con sicurezza ogni aspetto della manutenzione e della ristrutturazione della casa.
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